Produzioni

Kish-Kush
storia di un incontro e delle sue tracce



RECENSIONI

Kish Kush di Daniel Gol e Alessandro Nosotti con la regia di Laura Marchegiani è uno spettacolo delicato e poetico, recitato in punta di piedi per un pubblico limitato.
All’interno di un riquadro bianco, suddiviso diagonalmente da un muro di carta, convivono due personaggi provenienti da luoghi differenti. Il primo vive tra la sabbia ed il vento, l'altro si inebria del profumo delle arance. Attraverso suoni, oggetti e ombre riflesse, i protagonisti entrano piano piano in relazione, pur non vedendosi. Una lettera permette infine loro di comunicare, e così il muro viene abbattuto e può iniziare finalmente un confronto più diretto, fatto di parole sconosciute, sapori da scoprire, spazi comuni da ridefinire. I due sono diversi in tutto, vivono in mondo fatto di confini che piano piano come il muro si sbrecciano, ognuno di loro incomincia ad interessarsi dell'altro, prima ad osservarne il corpo, poi le cadenze infine i due cominciano a scambiarsi il cibo e le abitudini.
Lo spettacolo vive sul concetto di diversità, unito al valore della conservazione della propria cultura. Nucleo principale della vicenda è lo scambio, inteso come possibilità di arricchimento e superamento del pregiudizio. Kish-Kush, ovvero scarabocchio in lingua ebraica, è il luogo dove si svolge lo spettacolo, dove rimangono disegni e resti di mondi diversi che finalmente si sono incontrati . Kish Kush, è uno spettacolo prezioso, fatto di piccoli gesti sempre significanti, di silenzi e di sguardi che valgono quanto le parole.

Mario Bianchi

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Lo spazio diviso longitudinalmente da un velario trasparente propone agli spettatori punti di vista differenti su due personaggi e le loro azioni : simili ma diverse, vicine ma separate. Ma se le lingue sono distanti, i gesti, minimi e rigorosi parlano un linguaggio universale che si affida a simboli, suoni, tracce permettendo l’incontro tra i due. Si apre dunque uno spazio per la riflessione sul rapporto con l’altro, lo straniero, sul concetto di confine, su uno spazio da condividere, su un dialogo da inventare: e sul valore dello scambio, come forma primaria di comunicazione. C’è dentro questo spettacolo tutto un mondo di emozioni primarie,di fantasticherie, di paure molto presenti tra i bambini ( Kish Kush in ebraico significa scarabocchio, la prima manifestazione grafica infantile) soprattutto oggi in una cultura multietnica in cui è indispensabile confrontarsi con le problematiche della diversità e dell’accoglienza
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Mafra Gagliardi

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Kish Kush della compagnia Teatrodistinto di Alessandria : interessante incontro tra due mondi diversi, rappresentati con grande intensità di accenti dai bravi attori Daniel Gol e Alessandro Nosotti che, assieme alla bella trovata iniziale dello spazio scenico a pianta centrale diviso in due parti, costruiscono un potenziale spettacolo zen per via dei ritmi coraggiosamente controtendenza rispetto al nostro fast world.

Tonio De Nitto

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Non c'é la necessità di molte parole o fitti discorsi, in quanto qualsiasi tipo di linguaggio risulterebbe incomprensibile. Gli incontri-scontri tra i rappresentanti di due diverse etnie é dato dalla conoscenza di nuovi cibi, nuovi concetti che diventano il carrello portante del nucleo della rappresentazione. Quando finisce il momento della scoperta iniziano gli scherzi che sfociano negli scherni. Inizia il momento dell'insofferenza, dell'intolleranza verso l'altro, della separazione dei due mondi ma, dopo aver raggiunto lo zenith dell'insopportabilità, ritorna il sorriso, la gioia di viversi e conoscersi. E in modo assolutamente circolare finisce la storia di Kish-Kush, del bianco e nero: entrambi mantengono un lungo foglio bianco che li separa, nonostante i contatti ormai stabiliti.

Il tema della diversità, del disagio verso l' “altro”, é alla base di questo spettacolo, considerato come un'allegoria della nostra società, frantumata dal difficile rapporto tra diverse etnie. I due protagonisti ci dimostrano che i pregiudizi possono essere superati grazie alla reciproca voglia di conoscere e conoscersi e, nonostante le forti divergenze, é possibile incontrarsi per poter instaurare una stabile convivenza fondata sul rispetto reciproco.

Essendo gli spettacoli rivolti soprattutto a bambini e ragazzi, é stato necessario analizzare i comportamenti dei bambini nei confronti di uno spettacolo con un tema cosí forte e contemporaneo. E i piccoli giudici non sono riusciti a controllare le risate, i sospiri dettati dalla suspence e le paroline lanciate in soccorso degli attori, durante l'avvicendarsi delle situazioni.

E si ritorna così a quell'idea di teatro, quasi Shakespeariana che vuole il pubblico il vero e proprio personaggio principale della storia, parte integrante in una trama già scritta ma modificata attimo per attimo da tutte le sensazioni che scaturiscono nell'animo di ogni spettatore. E grazie a quest'ottica vengono affrontati anche temi poco consoni per i bambini che solo cosí riescono ad affacciarsi alla finestra di un mondo nuovo ma tutto da scoprire.

Claudia Ficarelli

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Sguardi virtuali e incontri concreti
Articolo di Giulia Tirelli • 02/02/2010

In una società assillata dalla paura del diverso, rassicura che l'Arte costruisca discorsi e racconti che tessano un velo attraverso il quale guardare l'Altro con uno sguardo ormai estraneo alla visione culturale contemporanea di una società come quella del Nord-Est italiano.
Finalista a Premio Scenario Infanzia 2008, Kish Kush, che in ebraico significa "scarabocchio", si presenta come l'accenno di una riflessione in grado di far germogliare un approccio ormai dimenticato a ciò che appare lontano dalla nostra cultura, a partire dalla disposizione stessa del pubblico. Teatrodistinto invita gli spettatori a circondare sui quattro lati la scena, in una sorta di abbraccio all'umanità, intesa come insieme di esseri umani, non importa di quale nazione, "razza", colore, permettendo a ciascun individuo di sentirsi unico e allo stesso tempo uguale a chi gli sta accanto.
La possibilità di guardarsi negli occhi e di vedere le reazioni dei propri compagni apre ad un incontro, seppur subliminale, tra coloro che solitamente vivono il teatro in una condizione di totale solitudine, immersi nel buio della sala e nello schermo del palcoscenico. Non a caso la didascalia dello spettacolo recita "storia di un incontro e delle sue tracce": tracce non solo dello spettacolo, ma del teatro come esperienza concreta e in grado di modificare o aprire la nostra visione del mondo.
Ed è proprio così che lo spettacolo ha inizio. Sulla scena, uno striscione bianco divide lo spazio diagonalmente, impedendo agli spettatori di percepire entrambi i mondi ricreati, se non attraverso l'ombra che trapassa questo limite fisico. Ciò che è nascosto agli occhi appare come qualcosa di intangibile, di cui si cerca di ricostruire l'immagine congetturandone le caratteristiche a partire dal movimento del performer che sta oltre quella parete, quella soglia. L'invisibile/non conosciuto appare come qualcosa di molto simile a noi, nelle nostre fattezze, qualcosa di si percepiscono le somiglianze, non le differenze. Il bianco della scena permette di proiettare le ansie e le paure di un incontro che avviene in primo luogo tra dati virtuali, se si considerano bianco e nero come lo 0 e l'1 del mondo informatico nel quale siamo totalmente immersi e che ci permette di venire a contatto con realtà a noi distanti, verso le quali proviamo un'ansia di conoscenza carica di aspettative che dà luogo ad una perdita quasi totale dell'esperienza fisica dell'incontro.
I due protagonisti, inizialmente muti, si conoscono, quindi, attraverso uno schermo che gli consente di tracciare il profilo di quel corpo che gli appare inizialmente così distante: un pennello permette loro di disegnare i contorni di quella che per la prima parte dello spettacolo sembra essere solo una presenza surreale. Ed è allora che iniziano veramente a conoscersi. Da questo momento avrà origine il loro incontro, spinti dalla curiosità, infantile in qualche modo, di scoprire cose nuove. Attraverso passi sempre più azzardati, quella che inizialmente era solo una fessura aperta nello schermo da uno dei due ,si trasforma in qualcosa da strappare con tutte le proprie forze, fino a rivelare in tutta la sua apparenza un altro corpo. La sorpresa di trovarsi di fronte ad un essere umano identico a sè, ma diverso nel modo di vivere, non impedisce ai due performer di continuare il loro percorso di conoscenza. Una conoscenza profonda, che si serve di oggetti e immagini disegnate simbolici, in grado di svelare l'essenza di una cultura. La casa, il cibo e l'oggetto di culto si fanno emblema di ciò che è presente in tutte le culture, ma in forme diverse.
Daniel Gol e Alessandro Nosotti, diretti da Laura Marchigiani, riescono a dare forma alle dinamiche dell'incontro (attraverso azioni, battute e gesti molto semplici legati ad atteggiamenti tipicamente infantili) tra persone portatrici di mondi distanti gli uni dagli altri. Nonostante il grado di astrazione che lo spettacolo raggiunge grazie alla scelta di una scena totalmente bianca, il discorso risulta perfettamente comprensibile anche e soprattutto per gli spettatori più piccini. Basta pensare al finale, quanto mai emblematico: i due che tendono un telo bianco come quello che inizialmente li nascondeva l'uno all'altro, ma di cui ora rappresentano due estremità le cui braccia si protendono l'una verso l'altra, due punti tra i quali si apre un nuovo spazio puro da riempire con storie di altri incontri, luoghi nuovi e diversi, ma capaci di unire nonostante le differenze.
Sorprende di questo spettacolo il modo, sincero e crudele allo stesso tempo, di mettere tanto a nudo le dinamiche scatenate dalla mobilità dei popoli: ancora una volta, ciò che dovrebbe essere destinato ad un pubblico infantile è in grado di colpire al cuore anche adulti che, sommersi dal loro grado di maturità, dimenticano di fermarsi a riflettere sul mondo in cui vivono e di cui ormai non conservano alcuna traccia di consapevolezza.

visto al Teatro delle Maddalene, Padova
Giulia Tirelli

http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/sguardi-virtuali-e-incontri-concreti/


INFORMAZIONI: 335-8246808 LAURA MARCHEGIANI